
Sabato 10 e domenica 11 ottobre il museo apre le porte con ingresso gratuito in occasione dell’allestimento che celebra i 100 anni di ENI a Venezia, nel foyer del museo dall’8 al 18 ottobre
14 ottobre 2026 - 14 febbraio 2027
M9 - Museo del '900
Venezia Mestre
Accesso incluso nel biglietto del museo.
La public history insegna che la storia non vive soltanto nei documenti d'archivio, nei trattati politici o nei grandi monumenti, ma abita con la stessa forza nei luoghi della quotidianità e negli oggetti della memoria collettiva. In quest'ottica il giocattolo smette di essere un semplice strumento di intrattenimento e diventa una testimonianza preziosa. I graffi sulla vernice di un'automobile di latta, l'usura sui bordi di un mazzo di carte, il colore sbiadito dal sole di una bambola, le piccole riparazioni artigianali fatte in casa raccontano molto più di un utilizzo: raccontano vite, condizioni economiche, modelli educativi, ruoli sociali, passaggi generazionali e trasformazioni culturali.
Il giocattolo diventa così un sismografo sensibilissimo, capace di registrare in anticipo o di riflettere all'istante i grandi scossoni storici del Paese: il passaggio da un'economia rurale e di sussistenza alla società dei consumi figlia del boom, l'irrigidimento dei ruoli di genere, fino all'avvento della digitalizzazione e dell'educazione interattiva. Attraverso questa lente, Giocare all'italiana traccia una vera e propria radiografia antropologica della società italiana e trasforma il passato ludico in un momento di restituzione della storia collettiva, ad altezza di bambino.
Il racconto prende avvio da un'infanzia ancora radicata nell'economia contadina e artigianale, dove legno intagliato, pezze di recupero, latta e carta diventano materia d'invenzione e gli oggetti passano di mano in mano tra le generazioni. Con il Ventennio il gioco si fa strumento di propaganda: divise in miniatura, soldatini e giochi coloniali educano i «futuri cittadini e soldati», mentre le sanzioni del 1935 impongono anche ai balocchi la povertà dei materiali autarchici. Il miracolo economico porta poi nelle vetrine la plastica colorata, la lamiera stampata, le Vespe e le Lambrette a molla, le moke e le cucine in miniatura, e l'estetica del benessere e del design italiano entra nella cameretta.
Il giocattolo rivela anche ciò che il mondo adulto si aspettava dall'infanzia. Bambole con il corredo completo e ferri da stiro in miniatura da una parte, scatole di montaggio, elmetti e valigette del «piccolo chimico» dall'altra: nella divisione dei giochi prende forma la divisione dei ruoli. Poi ci sono gli spazi. La strada, il cortile e la piazza, teatri di una socialità fatta di regole condivise e di autonomia. La spiaggia del turismo di massa, invasa da secchielli e pupazzi di gomma. La tavola di casa, dove carte regionali, tombola e Gioco dell'Oca scandiscono domeniche e feste comandate.
Con la televisione dei ragazzi, i fumetti, gli sceneggiati e le figurine, l'immaginario collettivo si trasforma in merce tangibile e il giocattolo diventa prolungamento dell'eroe dello schermo. Tra gli anni Settanta e Ottanta l'elettronica educativa, con il Sapientino e i suoi puntali, porta il gioco sulla soglia dell'interattività. È la soglia oltre la quale comincia PLAYERS. Giochi, videogiochi, cultura e società, la mostra di M9 dedicata al videogioco con cui Giocare all'italiana dialoga: due capitoli dello stesso desiderio di giocare, dal legno intagliato allo schermo.